Come "funziona" l'occhio ?
Il sistema di messa a fuoco dell'occhio umano rappresenta un equilibrio.
I raggi luminosi stimolano i fotoricettori della retina (coni e bastoncelli) dopo averne attraversato le parti ottiche principali (cornea, cristallino, vitreo). Ciò significa che quei raggi attraversano l'occhio nella sua effettiva dimensione e vengono convogliati tutti nel punto di focalizzazione centrale, la macula retinica, per formare un'immagine nitida.
Pertanto, l'occhio adulto dispone di una certa quantità di potenzialità espresse in diottrie per un totale di circa 60, necessarie per una corretta messa a fuoco rapportata alla sua dimensione di circa 2,5 cm. Questo equilibrio può alterarsi in conseguenza di fattori congeniti, spesso eriditari; ambientali, professionali o altri e provocare una distorsione spaziale dell'immagine realmente percepita. Insomma, vediamo in modo distorto ed alterato sia le forme, le distanze ed i colori perchè le nostre potenzialità indotte non bastano o sono eccedenti per consentire una messa a fuoco nitida. Si distingueranno quindi tre situazioni.
La prima, nel caso l'immagine cada in modo anteposto alla retina si parlerà di miopia e sarà percepita rimpicciolita e confusa causando un limite oggettivo verso l'infinito. In pratica, il punto immagine risultante è molto vicino e penalizza la visione in lontananza. Le diottrie rilevate si espremiranno quindi con il segno matematico - . Infatti, l'occhio risulterà più ovale del solito, o comunque la cornea dell'occhio sarà più bombata con un'eccessiva capacità di convergenza dei raggi luminosi. In pratica, bisogna "sottrarre" questa potenza eccessiva anteponendo lenti che si diranno divergenti (concave) e che concentreranno la maggior doppiezza al bordo.
La seconda situazione è opposta alla prima. Il fuoco immagine cade dietro la retina e l'immagine risulta anomalmente ingigantita, si parla di ipermetropia. Significa che le potenzialità ottiche sono insufficienti per permettere una nitida messa a fuoco ed il valore matematico attribuito alla lente correttiva sarà +, perchè bisogna "sommare" potenza diottria. L'occhio ha una forma meno ovale con una cornea più piatta. Le cause dell'ipermetropia sono anch'esse di tipo congenito o di adattamento. Il soggetto ipermetrope spesso si sorprende di vedere in modo eccellente da lontano, perchè realmente gli risulta un'immagine anomalmente ingigantita, però manifesta difficoltà da vicino, perchè non dispone delle potenzialità necessarie per focalizzare correttamente e mantenere l'immagine a fuoco. Perciò anche avrà più spesso gli occhi arrossati, magari soffrirà di disfunzione lacrimale e di ricorrenti congiuntiviti, nonchè cefalee a volte croniche. Le lenti correttive si diranno quindi "convergenti" (convesse) e concentreranno il maggior spessore al centro.
La terza situazione è quella dell'astigmatismo. Ipotizziamo che l'immagine percepita sia rappresentata da una croce. I due rami della croce nell'occhio astigmatico non s'intersecano nello stesso punto. Infatti, sono le curvature della cornea (la parte esterna trasparente dell'occhio) che risultano diverse tra il piano orizzontale e quello verticale, assumendo una deformazione simile a un cilindro. Perciò la correzione assegnata si dirà cilindrica e orientata con un asse in gradi per determinare dove s'individua la deformazione. L'immagine risultante comporterà una visione sempre alterata caratterizzata con discontinuità lineare. Così una retta verrà vista spezzata ed alcune lettere lette saranno confuse. Infatti, la correzione in diottrie potrà avere sia il segno + che - a seconda di come verrà effettivamente a ricomporsi l'immagine rispetto al piano retinico (anteriormente, posteriormente). In certi casi la difficoltà astigmatica (cioè superficie irregolare) può causare distorsioni tali da provocare strabismo (deviazione degli assi visivi).
Queste valutazioni richiedono una visita dedicata che un bravo optometrista qualificato svolgerà prontamente. Nel caso si dovesse riscontrare qualche complicanza riconducibile ad una patologia (cataratta, diabete, colesterolo, pressione arteriosa ecc) l'interlocutore diventa obbligatoriamente l'oculista.
Il nostro occhio può essere assunto, senza sbagliare, come la finestra sul mondo e merita di venire considerato con la dovuta attenzione perchè dalla vista dipendono molte altre nostre abilità.
Il sistema di messa a fuoco dell'occhio umano rappresenta un equilibrio.
I raggi luminosi stimolano i fotoricettori della retina (coni e bastoncelli) dopo averne attraversato le parti ottiche principali (cornea, cristallino, vitreo). Ciò significa che quei raggi attraversano l'occhio nella sua effettiva dimensione e vengono convogliati tutti nel punto di focalizzazione centrale, la macula retinica, per formare un'immagine nitida.
Pertanto, l'occhio adulto dispone di una certa quantità di potenzialità espresse in diottrie per un totale di circa 60, necessarie per una corretta messa a fuoco rapportata alla sua dimensione di circa 2,5 cm. Questo equilibrio può alterarsi in conseguenza di fattori congeniti, spesso eriditari; ambientali, professionali o altri e provocare una distorsione spaziale dell'immagine realmente percepita. Insomma, vediamo in modo distorto ed alterato sia le forme, le distanze ed i colori perchè le nostre potenzialità indotte non bastano o sono eccedenti per consentire una messa a fuoco nitida. Si distingueranno quindi tre situazioni.
La prima, nel caso l'immagine cada in modo anteposto alla retina si parlerà di miopia e sarà percepita rimpicciolita e confusa causando un limite oggettivo verso l'infinito. In pratica, il punto immagine risultante è molto vicino e penalizza la visione in lontananza. Le diottrie rilevate si espremiranno quindi con il segno matematico - . Infatti, l'occhio risulterà più ovale del solito, o comunque la cornea dell'occhio sarà più bombata con un'eccessiva capacità di convergenza dei raggi luminosi. In pratica, bisogna "sottrarre" questa potenza eccessiva anteponendo lenti che si diranno divergenti (concave) e che concentreranno la maggior doppiezza al bordo.
La seconda situazione è opposta alla prima. Il fuoco immagine cade dietro la retina e l'immagine risulta anomalmente ingigantita, si parla di ipermetropia. Significa che le potenzialità ottiche sono insufficienti per permettere una nitida messa a fuoco ed il valore matematico attribuito alla lente correttiva sarà +, perchè bisogna "sommare" potenza diottria. L'occhio ha una forma meno ovale con una cornea più piatta. Le cause dell'ipermetropia sono anch'esse di tipo congenito o di adattamento. Il soggetto ipermetrope spesso si sorprende di vedere in modo eccellente da lontano, perchè realmente gli risulta un'immagine anomalmente ingigantita, però manifesta difficoltà da vicino, perchè non dispone delle potenzialità necessarie per focalizzare correttamente e mantenere l'immagine a fuoco. Perciò anche avrà più spesso gli occhi arrossati, magari soffrirà di disfunzione lacrimale e di ricorrenti congiuntiviti, nonchè cefalee a volte croniche. Le lenti correttive si diranno quindi "convergenti" (convesse) e concentreranno il maggior spessore al centro.
La terza situazione è quella dell'astigmatismo. Ipotizziamo che l'immagine percepita sia rappresentata da una croce. I due rami della croce nell'occhio astigmatico non s'intersecano nello stesso punto. Infatti, sono le curvature della cornea (la parte esterna trasparente dell'occhio) che risultano diverse tra il piano orizzontale e quello verticale, assumendo una deformazione simile a un cilindro. Perciò la correzione assegnata si dirà cilindrica e orientata con un asse in gradi per determinare dove s'individua la deformazione. L'immagine risultante comporterà una visione sempre alterata caratterizzata con discontinuità lineare. Così una retta verrà vista spezzata ed alcune lettere lette saranno confuse. Infatti, la correzione in diottrie potrà avere sia il segno + che - a seconda di come verrà effettivamente a ricomporsi l'immagine rispetto al piano retinico (anteriormente, posteriormente). In certi casi la difficoltà astigmatica (cioè superficie irregolare) può causare distorsioni tali da provocare strabismo (deviazione degli assi visivi).
Queste valutazioni richiedono una visita dedicata che un bravo optometrista qualificato svolgerà prontamente. Nel caso si dovesse riscontrare qualche complicanza riconducibile ad una patologia (cataratta, diabete, colesterolo, pressione arteriosa ecc) l'interlocutore diventa obbligatoriamente l'oculista.
Il nostro occhio può essere assunto, senza sbagliare, come la finestra sul mondo e merita di venire considerato con la dovuta attenzione perchè dalla vista dipendono molte altre nostre abilità.
Commenti
Posta un commento