Cosa significa "diventare presbiti"

La presbiopia è l'insorgenza di un indebolimento della vista per le distanze vicine raggiunti i 40, 45 anni. Si manifesta in modo caratteristico nel sentire il bisogno di distanziare ciò che si guarda per distinguerlo con affaticamento, arrosamento e lacrimazione in certi casi.
Il meccanismo visivo che non "funziona" più a dovere è l'accomodazione. Si tratta della nostra naturale capacità di adattamento alle distanza ravvicinate, chiamate prossimali. Il nostro cristallino, la lente naturale posta dietro la pupilla della dimensione di una lenticchia biconvessa, totalizza circa dalle 16 alle 20 Diottrie ed è fondamentale per la nostra capacità di "zoommare" a quelle distanze frapposte tra i 35/80 cm.
I primi sintoni del problema chiamato presbiopia, si avvertono allorquando il cristallino s'indurisce ed i ligamenti sospesi che lo sorreggono  diventano anch'essi meno elastici. A qualcuno sembra un traguardo psicologicamente difficile da accettare perchè associato ad un problema d'invecchiamento intrepretato come una perdita di efficienza. Praticamente la presbiopia è solo una fase evolutiva che incomincia dal primo giorno di vita!
Infatti, l'occhio umano è strutturato per evolversi in ambienti esterni. La sedentarizzazione lavorativa, l'incremento degli strumenti lavorativi informatici, l'accrescimento del tempo allo studio ecc. sono fattori che condizionano l'andamento della messa a fuoco dell'occhio, a prescindere dall'età. Anche soggetti molto giovani ma già ipermetropi, miopi o astigmatici, in certi casi avvertono gli stessi sintomi del presbite consolidato. Perchè?
La risposta va articolata. Anzi, nella pratica quotidiana ci si è accorti che fin dalla giovane età adulta le capacità accomodative devono essere tutelate per mantenere una efficienza quanto più naturale possibile ed evitare l'errore di sforzare le proprie innate funzionalità, convinti che così l'occhio si inrobustisce. Vedere bene in qualunque condizione di luce, ambiente ed a qualunque distanza costituisce una complessa interazione tra l'apertura pupillare, la curvatura del cristallino (effetto zoom), la risposta muscolare di convergenza ed il punto di reale messa a fuoco retinico, cioè della distanza visiva. Persino le nostre abitudini posturali sono implicate. Insomma, ci adattiamo a vedere in un certo modo. Pertanto, buone abitudini comportano miglior efficienza visiva, al contrario ci sforziamo in modo deleterio. Quindi, a prescindere dall'età. Un soggetto emmetrope può così diventare ametrope.
Da qui, la presbiopia è solo il transito di un momento evolutivo  che comporta un aiuto specifico per le distanze ravvicinate, ma che non va sottovalutata e tanto mento limitata alla lettura. Un errore fondamentale è pensare che ripristinare una normale capacità visiva da vicino (punto prossimo) significhi vedere ingrandito! La visione ingrandita è una visione distorta che vizia l'occhio e comporta un adattamento funzionale forzato molto deleterio in quanto provoca una riduzione delle naturali capacità accomodative e compromette prima o poi la visione a distanza. Questa complicazione è implicita quando si crede di risolvere la problematica col "fai da te" o ci si lascia convincere ad acquistare qualunque strumento visivo. L'occhiale da presbiopia è importante tanto quanto l'occhiale per distanza, va fatto su misura e calibrato in funzione della distanza di lavoro o di applicazione soggettiva, posizionando correttamente il centro ottico della lente correttiva e riscontrando le differenze tra un occhio e l'altro. Quegli strumenti spacciati per occhiali da lettura che si trovano dovunque sono una scorcciatoia modaiola di surrogati per inoculare l'idea "dell'usa e getta", illudendo che i nostri occhi abbiano lo stesso potere ed i fuochi delle lenti siano posti alla stessa distanza per tutti. 
Risulta fondamentale capire quale equipaggiamento visivo specifico occorre utilizzare per conservare una "vista d'aquila".

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