La visita refrattiva, optometrica o "misurazione della vista"

Quando ci si rivolge al professionista per "misurare la vista" non si fa una visita oculistica ma optometrica. La differenza? La valutazione dei valori di capacità visiva è una specialità diversa e complementare dell'osservazione del fondo oculare, evaluazione clinica, valutazione del tono oculare. Questa è la prerogativa dell'oculista. La visita optometrica quantifica la reale capacità visiva dell'occhio mediante test specifici, ciascuno dei quali esprime un valore di riferimento. Non si può, quindi, limitare l'interpretazione della capacità di vedere solo ad un riscontro che avvalora la presenza di un'errata messa a fuoco delle immagini.
Per prima cosa, si deve tener conto delle reali difficoltà soggettive della persona, delle sue abitudini, degli ambienti dove si svolge la sua quotidianità, di eventuali esigenze cliniche. Queste valutazioni sono determinanti con l'età per capire l'insorgenza, la modifica o  la risoluzione pratica delle esigenze visive. Quindi, proseguendo con un esame soggettivo ed oggettivo svolti nella sala di misurazione con strumentazioni, occhiale di prova (oculus) e proiezioni di ottotipi si potrà esprimere una doppia scala valoriale.
Da un lato, il visus espresso in decimi, cioè percentuali, che quantifica la reale capacità visiva quando si procede nel riconoscere segnali proitettati ad una determinata distanza con grandezza sempre più piccola. I 10 decimi sono uno standard rapportati alla capacità di discriminazione angolare minima dell'occhio umano (circa 1 minuto d'arco) e stabiliscono un cento per cento. Ma non necessariamente significa che non vi siano esigenze visive specifiche. Significa che si è in grado di corrispondere a quello standard di riferimento giacchè la percezione è soggettiva. Si distinguerà dunque il visus naturale (quello di capacità reale senza correzione) ed il visus corretto (quello ottenuto con l'aiuto di lenti correttive).
Dall'altro lato, la quantificazione della correzione espressa in diottrie. Erroneamente si sente spesso parlare di "gradi". Il grado non esprime il valore di correzione ma un orientamento angolare sul goniometro. La diottria consiste nel valore espresso in metri del punto immagine limite dell'occhio. Cioè, la distanza dalla quale percepisco la difficoltà di messa a fuoco dell'immagine stessa. Maggior è la diottria, minore sarà questa distanza. Un occhio che non presenta rilevanti problematiche visive si definisce emmetrope, diversamente l'occhio è  ametrope.
Le principali ametropie sono la miopia, l'ipermetropia, l'astigmatismo e la presbiopia. Lo strabismo, l'ambliopia, l'anisometropia sono ulteriori complicanze che vanno valutate con la complemetare valutazione dell'optometrista e dell'oculista. Nello specifico l'optometrista stabilisce un protocollo di test per determinare la quantificazione di capacità soggettiva nel sostenere un determinato lavoro correttivo e rilevarne i limiti. Anzi, dalla visita optometrica si capisce anche la possibilità del cervello di contribuire alla visione binoculare dalla fusione. Ossia, l'interazione che avviene dalle due immagini oculari gestite. Da questa interazione percepiamo forme, colori, distanze e grandezze fisiche, quindi velocizziamo o rallentiamo il nostro svolgimento. Da cui, quanto fondamentale è la giusta quantificazione della correzione attribuita alla compensazione del difetto di vista.
Si capisce meglio perchè il problema correttivo è fondamentalmente un'errata messa a fuoco. Potrebb'essere la complicanza di qualche patologia, ma non si tratta di una "malattia" e tanto meno l'occhiale è uno strumento paragonabile ad un "rimedio" temporale. Consiste in un aiuto fondamentale per un ripristino visivo normale aiutando la messa a fuoco perchè integra la potenzialità visiva che all'occhio fa difetto o eccede nel formare un'immagine nitida sullo schermo naturale dell'occhio, cioè la retina. Pertanto, l'uso dell'occhiale verrà sempre commisurato all'esigenza soggettiva a prescindere dall'età.

Conviene, perciò, non rimandare mai un controllo della vista precore, specialmente per i bambini anche in età pediatrica e, comunque, nel periodo di prima scolarizzazione (5/6 anni). A prescindere, il controllo visivo va ripetuto circa una volta all'anno secondo le esigenze.

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