Una vita tutta... in un prisma!
Qualcuno si chiederà mai, come si diventa specialista della visione ?
Incominciando in questo settore 26 anni fà, non avevo alcuna idea di ciò che potesse significare una vita da prisma! Figuriamoci, già laureato in lingue in Francia, il mio paese nativo, persino reduce di esperienza nel settore turistico, mai mi sarei aspettato di cambiare rotta lavorativa così repentinamente.
Le circostanze mi hanno consentito di appassionarmi a questo nuovo settore lavorativo entrando dalla porticina, trovando certamente l'instradamento giusto da chi, precedendomi, ha avuto l'abilità di "contagiarmi".
Cosa significa "curare la visione"?
Il primo passo consiste a capire la fisiologia dell'occhio, i meccanismi biologici, fisici e ottici che consentono questa meravigliosa funzione tanto complessa quanto determinante nell'autonomia della persona. Ma non basta certo. Bisogna integrare un gioco di equilibrio, scacciando l'idea che i problemi visivi siano patologie. Per capirlo ci si addentra nelle leggi dell'ottica applicata e s'incomincia a capire come astratte regole geometriche, trovino una concreta applicazione e possano determinare come si forma un'immagine, cosa ne altera la percezione spaziale e cosa influisce nei meccanismi fisiologici dell'occhio per migliorarne la corretta messa a fuoco. Sono proprio questi meccanismi che "s'inceppano" e causano l'errata messa a fuoco, cioè il difetto di vista.
Lo scopo primario del professionista della visione consiste a verificare in che modo avviene la messa a fuoco dell'occhio esaminato, applicando vari test che vengono catalogati come "esame della vista", "visita optometrica", "misurazione della vista". Acquistare competenza al riguardo richiede continui aggiornamenti. La formazione base prevede le conoscenze teoriche fondamentali che servono per capirne di vergenza, accomodazione, punto prossimo, fuoco immagine ecc. Questo bagaglio conoscitivo prima di tutto si trasmette avendo a fianco una persona esperta che insegna "i trucchi" del mestiere. Poi, ci sono i libri di testo dedicati e la voglia d'imparare. Conseguito il titolo abilitante presso l'Istituto Bernini di Napoli 18 anni fà da privatista, continuo così ad aggiornarmi frequentando corsi di approfondimento in optometria, in contattologia, in ottica applicata e oftalmologia.Partecipo regolarmente a blog di confronto professionale anche con i nostri cugini "oftalmologi", cioè gli oculisti con i quali, quando s'incontra la volontà di farlo seriamente, diventa un piacere collaborare... Tra i miei maestri, oltre gli insegnanti del Bernini e la scuola aziendale familiare, ricordo anche Luciano Abati, Manola Stefanelli ed Alessandro Farina dell'Istituto Vinci di Firenze, oltre a seminari di contattologia con Brien Holden, Luigi Lupelli ecc. Da collaborazione esterne sono membro anche dell'AAAS (American Association for Advancement of Science).
La parabola del prisma mi piace per rendere come la nostra esistenza sia un continuo mutamento di sfaccettarure o meglio, una scomposizione armoniosa ed ordinata che da un'interezza si declina nelle sfumature fondamentali che ne costituiscono la sostanza. Questa sostanza in ottica la chiamiamo "spettro" o anche "luce bianca" e, attraverso la scomposizione prismatica, ne troviamo la sequenza luminosa nascosta. E' altresi fondamentale per capacitarsi di come si altera la percezione cromatica soggettiva e come da questa possano risultare difficoltà cromatiche che usiamo definire "daltonismo", o perchè la centratura e la qualità di un presidio visivo influisca persino sul nostro umore.
Approfondendo questi argomenti ho così acquistato molta dimestichezza nelle lenti più evolute sia oftalmiche come le lenti progressive, degressive, afocali che a contatto, specialmente per casi più "tosti" come il keratocono. Proprio per le esigenze legate alla vita attiva, il porto di lenti a contatto, le applicazioni tecnologiche moderne ecc mi sono ulteriormente formato per la prevenzione dell'occhio secco, le difficoltà post chirurgiche o altre affine.
Le attrezzature tecniche sono fondamentali nella pratica professionale moderna, ma certamente non sostituiscono le competenze professionali acquisite sul campo. In questo ambito professionale sicuramente non meno che in altri. Il bagaglio culturale proprio fa sempre la differenza e trasmette sicurezza a coloro che oggigiorno non ci capiscono più niente nel panorama desolante di totale svendita e abbandono che sdogana i problemi visivi come banali problemucci e, peggio, li prospetta come menomazioni da occultare. La prospettiva è esattamente quella opposta. E mi sento di affermare con estrema certezza che la professionalità di colleghi in questo settore è tanta, frutto di una tradizione tutta italiana in ottica e optometria, ma scevra da compromessi.
Oggi poi, fare il professionista serio è una scommessa davvero rivoluzionaria!
Qualcuno si chiederà mai, come si diventa specialista della visione ?
Incominciando in questo settore 26 anni fà, non avevo alcuna idea di ciò che potesse significare una vita da prisma! Figuriamoci, già laureato in lingue in Francia, il mio paese nativo, persino reduce di esperienza nel settore turistico, mai mi sarei aspettato di cambiare rotta lavorativa così repentinamente.
Le circostanze mi hanno consentito di appassionarmi a questo nuovo settore lavorativo entrando dalla porticina, trovando certamente l'instradamento giusto da chi, precedendomi, ha avuto l'abilità di "contagiarmi".
Cosa significa "curare la visione"?
Il primo passo consiste a capire la fisiologia dell'occhio, i meccanismi biologici, fisici e ottici che consentono questa meravigliosa funzione tanto complessa quanto determinante nell'autonomia della persona. Ma non basta certo. Bisogna integrare un gioco di equilibrio, scacciando l'idea che i problemi visivi siano patologie. Per capirlo ci si addentra nelle leggi dell'ottica applicata e s'incomincia a capire come astratte regole geometriche, trovino una concreta applicazione e possano determinare come si forma un'immagine, cosa ne altera la percezione spaziale e cosa influisce nei meccanismi fisiologici dell'occhio per migliorarne la corretta messa a fuoco. Sono proprio questi meccanismi che "s'inceppano" e causano l'errata messa a fuoco, cioè il difetto di vista.
Lo scopo primario del professionista della visione consiste a verificare in che modo avviene la messa a fuoco dell'occhio esaminato, applicando vari test che vengono catalogati come "esame della vista", "visita optometrica", "misurazione della vista". Acquistare competenza al riguardo richiede continui aggiornamenti. La formazione base prevede le conoscenze teoriche fondamentali che servono per capirne di vergenza, accomodazione, punto prossimo, fuoco immagine ecc. Questo bagaglio conoscitivo prima di tutto si trasmette avendo a fianco una persona esperta che insegna "i trucchi" del mestiere. Poi, ci sono i libri di testo dedicati e la voglia d'imparare. Conseguito il titolo abilitante presso l'Istituto Bernini di Napoli 18 anni fà da privatista, continuo così ad aggiornarmi frequentando corsi di approfondimento in optometria, in contattologia, in ottica applicata e oftalmologia.Partecipo regolarmente a blog di confronto professionale anche con i nostri cugini "oftalmologi", cioè gli oculisti con i quali, quando s'incontra la volontà di farlo seriamente, diventa un piacere collaborare... Tra i miei maestri, oltre gli insegnanti del Bernini e la scuola aziendale familiare, ricordo anche Luciano Abati, Manola Stefanelli ed Alessandro Farina dell'Istituto Vinci di Firenze, oltre a seminari di contattologia con Brien Holden, Luigi Lupelli ecc. Da collaborazione esterne sono membro anche dell'AAAS (American Association for Advancement of Science).
La parabola del prisma mi piace per rendere come la nostra esistenza sia un continuo mutamento di sfaccettarure o meglio, una scomposizione armoniosa ed ordinata che da un'interezza si declina nelle sfumature fondamentali che ne costituiscono la sostanza. Questa sostanza in ottica la chiamiamo "spettro" o anche "luce bianca" e, attraverso la scomposizione prismatica, ne troviamo la sequenza luminosa nascosta. E' altresi fondamentale per capacitarsi di come si altera la percezione cromatica soggettiva e come da questa possano risultare difficoltà cromatiche che usiamo definire "daltonismo", o perchè la centratura e la qualità di un presidio visivo influisca persino sul nostro umore.
Approfondendo questi argomenti ho così acquistato molta dimestichezza nelle lenti più evolute sia oftalmiche come le lenti progressive, degressive, afocali che a contatto, specialmente per casi più "tosti" come il keratocono. Proprio per le esigenze legate alla vita attiva, il porto di lenti a contatto, le applicazioni tecnologiche moderne ecc mi sono ulteriormente formato per la prevenzione dell'occhio secco, le difficoltà post chirurgiche o altre affine.
Le attrezzature tecniche sono fondamentali nella pratica professionale moderna, ma certamente non sostituiscono le competenze professionali acquisite sul campo. In questo ambito professionale sicuramente non meno che in altri. Il bagaglio culturale proprio fa sempre la differenza e trasmette sicurezza a coloro che oggigiorno non ci capiscono più niente nel panorama desolante di totale svendita e abbandono che sdogana i problemi visivi come banali problemucci e, peggio, li prospetta come menomazioni da occultare. La prospettiva è esattamente quella opposta. E mi sento di affermare con estrema certezza che la professionalità di colleghi in questo settore è tanta, frutto di una tradizione tutta italiana in ottica e optometria, ma scevra da compromessi.
Oggi poi, fare il professionista serio è una scommessa davvero rivoluzionaria!
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