Il mezzo correttivo "l'occhiale"
Parte 2 : le lenti
Eccoci al punto cruciale. La scelta della tipologia di lenti e la loro qualità sono l'esclusivo appanaggio dell'ottico-optometrista specializzato e non certo dell'oculista, che non ha la necessaria padronanza e conoscenza su questi argomenti tecnici. I criteri determinanti sono due: il materiale e i trattamenti.
Il vetro si utilizza tuttora in ottica, ma lo sviluppo delle tecniche da oltre trent'anni prediliggono i materiali di sintesi (erroneamente chiamati "plastica"). Mentre il vetro si ricava da minerali (silicati e altri) con pesi specifici elevati e maggior fragilità all'urto; quelli di sintesi provvengono dall'acrilica (con due rami termoindurenti e termoplastici) molto leggeri, resistenti all'urto e sottili quanto, anzi pure più del vetro, ma più delicati all'abrasione (graffi, acidi, temperature elevate). E' un grande errore pensare che l'uno sia migliore otticamente dell'altro. La scelta verte sulle esigenze tecniche della montatura (vd. parte 1) e sulle necessità di prescrizione. Il compromesso estetico e funzionale si determina in funzione dell'appiattimento della lente. Si parla di indice di rifrazione cioè la proprietà ottica del materiale di deviare i raggi luminosi: più alto è questo indice, più sottili sono le lenti, ma più deviati risultano i raggi. La conseguenza percettiva è di avvertire maggior fastidio a causa di questa deviazione perciò i trattamenti e la qualità del materiale sono determinanti (quelli di maggior qualità limitano meglio il fastidio). Le ricerche recenti sviluppate propongono materiali sintetici sempre più performanti sulla questione e trattamenti altamente efficienti.
La lente dell'occhiale, quindi, non rappresenta un semplice mezzo correttivo, ma l'integrazione di valore aggiunto per aumentare la capacità visiva riducendo fastidi riccorrenti, comuni anche agli emmetropi. Uno di questi riguarda proprio la capacità del materiale di filtrare i raggi UV. Esistono trattamenti (spesso leggere colorazioni) che aiutano a ridurne la percezione, ma è la qualità del materiale che consente di bloccare il passaggio di quelli più dannosi (UVB) e non la presenza di una colorazione, mentre gli UVA servono alla percezione cromatica e dunque vanno selezionati secondo esigenze soggettive. Anche la trasparenza della lente, quindi la quantità di luce che lascia trasparire (trasmittanza) dipende dal materiale e dalla presenza dell'antiriflesso. L'antiriflesso aiuta non soltanto a incentivare la trasparenza, ma a respingere una sequenza di raggi UV (perciò secondo alcune angolazioni si percepisce una leggera colorazione). La sua efficacia dipende dalla compattezza dei vari strati che lo compongono. Inoltre, alcune ditte integrano l'antiriflesso addirittura con fattori di protezione come le creme solari oppure offrono filtrazioni specifiche per gli ambienti di lavoro.
Per le esigenze legate alla delicatezza ai graffi ed all'abrasione esistono gli antigraffio che limitano l'usura della manutenzione quotidiana, ma non certo da abrasioni più aggressive. Anche il vetro si può graffiare smerigliandosi, benchè più risistente. Il problema vero è che i graffi stratificano fino a causare una barriera opaca, molto pericolosa in controluce perchè impedisce il passaggio della luce. Per le difficoltà legate all'intensità luminosa occorre scegliere fra una colorazione con intensità predefinita e stabile oppure optare per un materiale fotocromatico (che si scurisce e si schiarisce alla luce solare) con filtrazione variabile. La classificazione delle filtrazioni sulle lenti (vista o sole) vanno da 0 (per niente o colorate in modo leggerissimo), 1 (colorazione lieve), 2 (colorazione intensa), 3 (colorazione molto intensa), 4 (colorazione intensissima adatta solo al mare). La qualità del colore consente di contenere l'intensità luminosa e ad equilibrare la percezione cromatica (visione dei colori). Risulterà fondamentale scegliere la tipologia di colore più adatta alle esigenze di prescrizione. In certi casi specifici bisogna ricorrere a colori selettivi detti medicali.
Risulta facile intuire quanto proposte commerciali allettanti economicamente, che sembrano offrire soluzioni "miracolo a costo stracciato" non garantiscono affatto nè la qualità dei materiali nè quella dei trattamenti. Fortunatamente esistono tante possibilità di avere la qualità garantita a condizioni accessebili. Sembrerà ovvio, ma queste scelte sono determinate in modo soggettivo e non possono in alcun caso fare oggetto di omologazioni standardizzate.
Parte 2 : le lenti
Eccoci al punto cruciale. La scelta della tipologia di lenti e la loro qualità sono l'esclusivo appanaggio dell'ottico-optometrista specializzato e non certo dell'oculista, che non ha la necessaria padronanza e conoscenza su questi argomenti tecnici. I criteri determinanti sono due: il materiale e i trattamenti.
Il vetro si utilizza tuttora in ottica, ma lo sviluppo delle tecniche da oltre trent'anni prediliggono i materiali di sintesi (erroneamente chiamati "plastica"). Mentre il vetro si ricava da minerali (silicati e altri) con pesi specifici elevati e maggior fragilità all'urto; quelli di sintesi provvengono dall'acrilica (con due rami termoindurenti e termoplastici) molto leggeri, resistenti all'urto e sottili quanto, anzi pure più del vetro, ma più delicati all'abrasione (graffi, acidi, temperature elevate). E' un grande errore pensare che l'uno sia migliore otticamente dell'altro. La scelta verte sulle esigenze tecniche della montatura (vd. parte 1) e sulle necessità di prescrizione. Il compromesso estetico e funzionale si determina in funzione dell'appiattimento della lente. Si parla di indice di rifrazione cioè la proprietà ottica del materiale di deviare i raggi luminosi: più alto è questo indice, più sottili sono le lenti, ma più deviati risultano i raggi. La conseguenza percettiva è di avvertire maggior fastidio a causa di questa deviazione perciò i trattamenti e la qualità del materiale sono determinanti (quelli di maggior qualità limitano meglio il fastidio). Le ricerche recenti sviluppate propongono materiali sintetici sempre più performanti sulla questione e trattamenti altamente efficienti.
La lente dell'occhiale, quindi, non rappresenta un semplice mezzo correttivo, ma l'integrazione di valore aggiunto per aumentare la capacità visiva riducendo fastidi riccorrenti, comuni anche agli emmetropi. Uno di questi riguarda proprio la capacità del materiale di filtrare i raggi UV. Esistono trattamenti (spesso leggere colorazioni) che aiutano a ridurne la percezione, ma è la qualità del materiale che consente di bloccare il passaggio di quelli più dannosi (UVB) e non la presenza di una colorazione, mentre gli UVA servono alla percezione cromatica e dunque vanno selezionati secondo esigenze soggettive. Anche la trasparenza della lente, quindi la quantità di luce che lascia trasparire (trasmittanza) dipende dal materiale e dalla presenza dell'antiriflesso. L'antiriflesso aiuta non soltanto a incentivare la trasparenza, ma a respingere una sequenza di raggi UV (perciò secondo alcune angolazioni si percepisce una leggera colorazione). La sua efficacia dipende dalla compattezza dei vari strati che lo compongono. Inoltre, alcune ditte integrano l'antiriflesso addirittura con fattori di protezione come le creme solari oppure offrono filtrazioni specifiche per gli ambienti di lavoro.
Per le esigenze legate alla delicatezza ai graffi ed all'abrasione esistono gli antigraffio che limitano l'usura della manutenzione quotidiana, ma non certo da abrasioni più aggressive. Anche il vetro si può graffiare smerigliandosi, benchè più risistente. Il problema vero è che i graffi stratificano fino a causare una barriera opaca, molto pericolosa in controluce perchè impedisce il passaggio della luce. Per le difficoltà legate all'intensità luminosa occorre scegliere fra una colorazione con intensità predefinita e stabile oppure optare per un materiale fotocromatico (che si scurisce e si schiarisce alla luce solare) con filtrazione variabile. La classificazione delle filtrazioni sulle lenti (vista o sole) vanno da 0 (per niente o colorate in modo leggerissimo), 1 (colorazione lieve), 2 (colorazione intensa), 3 (colorazione molto intensa), 4 (colorazione intensissima adatta solo al mare). La qualità del colore consente di contenere l'intensità luminosa e ad equilibrare la percezione cromatica (visione dei colori). Risulterà fondamentale scegliere la tipologia di colore più adatta alle esigenze di prescrizione. In certi casi specifici bisogna ricorrere a colori selettivi detti medicali.
Risulta facile intuire quanto proposte commerciali allettanti economicamente, che sembrano offrire soluzioni "miracolo a costo stracciato" non garantiscono affatto nè la qualità dei materiali nè quella dei trattamenti. Fortunatamente esistono tante possibilità di avere la qualità garantita a condizioni accessebili. Sembrerà ovvio, ma queste scelte sono determinate in modo soggettivo e non possono in alcun caso fare oggetto di omologazioni standardizzate.
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