Il mezzo correttivo L'occhiale
Parte 3. La tipologia di lente
Si distinguono due famiglie: le lenti monofocali e le lenti a focale variabile.
La lente monofocale in teoria esprime una sola correzzione ottica.Il fuoco della lente (il centro ottico) deve sempre combaciare con l'asse visivo del portatore. Dal suo posizionamento corretto o scorretto viene determinata la nitidezza visiva (vd. parte1). La lente si compone di due facce: una concava interna e una convessa esterna. La gradazione è la risultante della somma algebrica della due, quindi la combinazione ottenuta dipende dalla lavorazione delle superfici. La qualità della lente correttiva dipende dalla precizione della lavorazione delle superfici ottiche in funzione dei materiali e trattamenti scelti (vd. parte2). Queste lavorazioni determinano anche l'ampiezza delle zone otticamente nitide e riducono o correggono le distorsioni delle immagini (aberrazioni) che crescono all'aumentare della correzzione stessa. Da ciò dipende il comfort visivo e le differenze di scelta nella vasta gamma di proposte disponibili. Questi criteri sono importanti a qualunque età ed a prescindere dalla correzzione prescritta, ma maggiormente per combinazioni più complesse (astigmatismi).
La lente a focale variabile risponde ad esigenze correttive multiple (lontano e vicino). Esiste la lente bifocale (a due focali) che riconosciamo perchè nella parte nasale viene inserita in modo ben visible una lunette a forma di cerchietto e di unghia per concentrare la correzzione per vicino. Si tratta della sovrapposizione di due lenti monofocali una fusa nell'altra, e ne esistono di tante tipologie.
Ma oggi quelle che hanno preso il sopravvento sono le lenti progressive (anche dette multifocali o varifocali) perchè non separano le zone visive in modo visibile, ma permettono un progredire nella visione partendo dall'infinito (visione per lontano) fino ad arrivare alla visione per vicino, passando per la visione a distanza intermediaria (tutte quelle frapposte tra i 40/80 centimetri). Negli ultimi 25 anni sono stati compiuti passi da giganti nel migliorarle e perfezionarle. Il limite originale consisteva nel dover rispettare un modello di riferimento, non modificabile. Ciò era un limite alla facilità di adattamento quando le correzzioni prescritte erano assai diverse da questo modello di referimento. In pratica, si avvertiva difficoltà nelle visioni laterali (forti aberrazioni). Considerando che una delle due facce della lente era già predefinita e veniva ottimizzata solo l'altra (solitamente quella interna). Le lenti oggi più evolute fanno interagire le due facce delle lenti e permettono di correggere a monte le distorsioni d'immagine nella visione laterale sulla quasi totalità della lente con precisioni in micron. Al portatore risulta una visione comodissima in qualunque punto di sguardo laddove, per di più, sono integrati nella progettazione persino le caratteristiche geometriche tecniche della montature (vd. parte1). Cioè come calza sul volto, come viene posizionata ecc.
Esiste una "zona di transizione" tra queste due famiglie principali di lenti. Sono le monofocali a geometrie variabili, dette anche degressive. Non si possono catalogare veramente come lenti progressive, nè monofocali perchè si suddividono in due categorie. Quelle rivolte al pubblico adulto giovane (18/45 anni) e quelle rivolte al presbite consolidato (45+) che ha esigenze personali specifiche legate alla visione da vicino e non necessariamente per distanza.
Troviamo persino delle progressive per chi pratica sport, guida ecc.
Ciò che la ricerca in questo campo propone risulta una sinergia tecnologica avvanzata per migliorare il comfort visivo del portatore a qualunque età e seguirne le peculiarità nella complessità della propria quotidianità.
L'occhiale correttivo oggigiorno è sempre più versatile, personalizzato ad alto profilo tecnologico. Spetta al proprio buonsenso fare le scelte giuste nel vortico confuso di proposte poco chiare.
Parte 3. La tipologia di lente
Si distinguono due famiglie: le lenti monofocali e le lenti a focale variabile.
La lente monofocale in teoria esprime una sola correzzione ottica.Il fuoco della lente (il centro ottico) deve sempre combaciare con l'asse visivo del portatore. Dal suo posizionamento corretto o scorretto viene determinata la nitidezza visiva (vd. parte1). La lente si compone di due facce: una concava interna e una convessa esterna. La gradazione è la risultante della somma algebrica della due, quindi la combinazione ottenuta dipende dalla lavorazione delle superfici. La qualità della lente correttiva dipende dalla precizione della lavorazione delle superfici ottiche in funzione dei materiali e trattamenti scelti (vd. parte2). Queste lavorazioni determinano anche l'ampiezza delle zone otticamente nitide e riducono o correggono le distorsioni delle immagini (aberrazioni) che crescono all'aumentare della correzzione stessa. Da ciò dipende il comfort visivo e le differenze di scelta nella vasta gamma di proposte disponibili. Questi criteri sono importanti a qualunque età ed a prescindere dalla correzzione prescritta, ma maggiormente per combinazioni più complesse (astigmatismi).
La lente a focale variabile risponde ad esigenze correttive multiple (lontano e vicino). Esiste la lente bifocale (a due focali) che riconosciamo perchè nella parte nasale viene inserita in modo ben visible una lunette a forma di cerchietto e di unghia per concentrare la correzzione per vicino. Si tratta della sovrapposizione di due lenti monofocali una fusa nell'altra, e ne esistono di tante tipologie.
Ma oggi quelle che hanno preso il sopravvento sono le lenti progressive (anche dette multifocali o varifocali) perchè non separano le zone visive in modo visibile, ma permettono un progredire nella visione partendo dall'infinito (visione per lontano) fino ad arrivare alla visione per vicino, passando per la visione a distanza intermediaria (tutte quelle frapposte tra i 40/80 centimetri). Negli ultimi 25 anni sono stati compiuti passi da giganti nel migliorarle e perfezionarle. Il limite originale consisteva nel dover rispettare un modello di riferimento, non modificabile. Ciò era un limite alla facilità di adattamento quando le correzzioni prescritte erano assai diverse da questo modello di referimento. In pratica, si avvertiva difficoltà nelle visioni laterali (forti aberrazioni). Considerando che una delle due facce della lente era già predefinita e veniva ottimizzata solo l'altra (solitamente quella interna). Le lenti oggi più evolute fanno interagire le due facce delle lenti e permettono di correggere a monte le distorsioni d'immagine nella visione laterale sulla quasi totalità della lente con precisioni in micron. Al portatore risulta una visione comodissima in qualunque punto di sguardo laddove, per di più, sono integrati nella progettazione persino le caratteristiche geometriche tecniche della montature (vd. parte1). Cioè come calza sul volto, come viene posizionata ecc.
Esiste una "zona di transizione" tra queste due famiglie principali di lenti. Sono le monofocali a geometrie variabili, dette anche degressive. Non si possono catalogare veramente come lenti progressive, nè monofocali perchè si suddividono in due categorie. Quelle rivolte al pubblico adulto giovane (18/45 anni) e quelle rivolte al presbite consolidato (45+) che ha esigenze personali specifiche legate alla visione da vicino e non necessariamente per distanza.
Troviamo persino delle progressive per chi pratica sport, guida ecc.
Ciò che la ricerca in questo campo propone risulta una sinergia tecnologica avvanzata per migliorare il comfort visivo del portatore a qualunque età e seguirne le peculiarità nella complessità della propria quotidianità.
L'occhiale correttivo oggigiorno è sempre più versatile, personalizzato ad alto profilo tecnologico. Spetta al proprio buonsenso fare le scelte giuste nel vortico confuso di proposte poco chiare.
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