Il mezzo correttivo "l'occhiale"

Realizzare un occhiale correttivo significa adeguare lo strumento di compensazione ottica  alle esigenze visive dell'ametrope. Sembra una cosa ovvia: fatta la visita, stabiliti i valori di prescrizione, ecco si procede. Non è proprio così. La prima esigenza vera è capire qual'è il problema visivo. Diventa determinante per avvalorare l'utilizzo dell'occhiale ed evitare di banalizzarlo o considerarlo un accessorio secondario (quindi superfluo).

Parte 1. La montatura
La scelta della montatura assume una rilevanza che per molti comporterà in primis l'estetica o addirittura solo l'aspetto economico, ma raramente le caratteristiche tecniche. Invece la grandezza, l'appoggio nasale, la lunghezza delle aste, il peso, i materiali utilizzati sono criteri che spesso fanno la differenza. Il marchio CE garantisce un prodotto a norma europea, ma non le sue peculiarità.

Le famiglie di montatura sono essenzialmente due: metallo e celluloide (banalmente detta "plastica o osso"). Tutte le leghe metalliche sono a basso contenuto di nikel, ma solo materiali come il titanio o l'acciaio chirurgico sono totalmente anallergici. I derivati della cellulosa o altri materiali affini (alcuni assunti dall'impiego in altri settori come attrezzature sportive o militari) invece non hanno rischi d'intolleranza. Ma la qualità delle lastre dipende sempre dalle lavorazioni. I materiali più commerciali provvengono da sotto derivati della cellulosa, sono fragili, con colorazioni in superficie e non in pasta che li rendono sensibili all'usura ed all'escurzione termica (si scollano). Le lastre migliori sono addirittura lucidate a mano e conservano nel tempo la loro lucentezza. I colori e gli effetti cromatici si ottengono trattando la celluloide in pasta e sovrapponendo le lastre. Sul metallo, invece, i colori si realizzano con trattamenti ionici, cotture a forno ad alte temperature, varie strattificazioni di sostanze che ne conferiscono la stabilità nel tempo e la resistenza alla corrosione (specialmente sudorazione).

Cio che principalmente differenzia queste famiglie di montature sono la sottigliezza delle bordature, l'alloggio delle lenti con sistema a vitine (metallo) o incastro (celluloide), la presenza dei naselli sul metallo e senza sulla celluloide (appoggio a sella). Il resto sono scelte dei progettisti. L'appoggio nasale è determinante per il comfort e si esprime in millimetri considerando il ponte nasale. Per i bambini il setto nasale è molto piatto, quindi avremo un disegno molto svasato. Normalmente, secondo la fisionomia, i ponti variano da mm 15,16,17,18 (anche maggiori o minori) ma sempre rapportati al calibro (cioè la grandezza della sagoma della montatura). Da un buon appoggio risulta anche una visione stabile perchè la montatura si mantiene ad una determinata distanza dall'occhio: la distanza apice-corneale. Questa influisce sulla visione, in particolare per coloro che abbisognano correzzioni elevate e cercano di ravvicinare l'occhiale quanto più possibile agli occhi. Un cattivo appoggio (stretto, largo) causa l'instabilità dell'occhiale quindi compromette la visione.
Ma la comodità e la stabilità della montatura dipende anche dalla lunghezza delle aste che variano dai 125 mm per i bambini ai 145/150 mm per gli adulti, e dalla loro regolazione, influenzando il comfort dell'appoggio nasale. Mentre il disegno della sagoma (la forma) spesso segue criteri di moda ma dovrebb'essere razionalizzato in funzione del volto ovale, tondo, quadrato del portatore e soprattutto della sua ampiezza.

Esistono anche combinazioni miste cioè modelli in cello-metallo, modelli senza bordatura (a giorno anche detti glasant) o modelli parzialmente a giorno (solitamente la parte inferiore è aperta e la lente mantenuta da un sottile filo di nylon).

Dalle sue caratteristiche tecniche la montatura determina un porto ottimale, risulta quindi fondamentale la consulenza del professionista serio che sappia consigliare adeguatamente il portatore, non solo sull'aspetto estetico.
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