La percezione dei colori
Come riusciamo a precepire una tonalità dalla tinta diversa? Il "segreto" risulta nelle cellule neurologiche della retina, anzi della fovea maculare, la parte centrale della macula quindi anche la più sensibile. Lì troviamo i coni di tre tipologie, sensibili ai colori definiti "fondamentali" blu, verde, rosso (anzi recenti ricerche ne avrebbero individuato una quarta tipologia). L'occhio umano ha la migliore percezione in correspondenza di una sequenza di luce verde. Cosa significa?
La luce visibile (spettro luminoso o luce bianca) è una minima sequenza delle onde elettromagnetiche che vanno dalle onde radio ai raggi gamma. L'unità di misura dell'onda luminosa è il nanometro. L'occhio umano percepisce onde che vanno circa dai 780 nm (infrarosso) ai 340 nm (ultravioletti). Più corta è l'onda più densa di energia sarà (perciò gli UV sono pericolosi se percepiti senza protezione perchè possono ustionare, provocare fotofobie, ossidare i tessuti precocemente originando patologie come la cataratta, arrecare danni alla macula retinica, causare cecità transitorie ecc). Per sapere come difendersi adeguatamente rimando alla scheda dedicata a "come si realizza l'occhiale" (specialmente la parte 3).
Per un ametrope il compito di precezione cromatica è alterato in quanto il piano reale di messa a fuoco non cade sullo schermo naturale dell'occhio (la macula retinica) ma prima (miopia), o dopo (ipermetropia); o, ancora, "a cavallo", cioè una parte dell'immagine cade a fuoco e l'altro no (astigmatismo semplice), tutti e due i piani componenti l'immagine cadono prima o dopo la retina ma distanziati tra di loro, o per finire, nei casi più delicati, una parte dell'immagine cade prima del piano retinico e l'altra dietro. Da queste varie situazioni la realtà visiva è alterata. Specialmente i colori. Ecco perchè nei bambini specialmente, ma anche negli adulti, queste alterazioni generano adattamenti comportamentali che condizionano l'attenzione, la postura e l'umore.
Tener conto di questa variabile è determinante quando si sceglie una colorazione per lenti correttive o da sole. In pratica, saremo più sensibili ad una tonalità di colore rispetto ad un altra. Infatti, l'onda di maggior sensibilità sarà spostata più verso l'infrarosso o verso l'ultravioletto. Quindi la parte dello spettro visibile che sarà più lontana dal "picco" di sensibilità cromatica del mio occhio provocherà disagio visivo, al contrario quella più vicina benessere. Compito dello specialista consigliare avvedutamente l'utente (a prescindere se emmetrope o ametrope). Giacchè se ciascuno di noi ha un colore preferito, questo di solito corrisponde all'onda luminosa che rileviamo come meno fastidiosa e più gradevole. Ecco perchè la percezione è molto soggettiva e di solito se ne stabilisce la caratteristica su un diagramma tri assiale (X,Y,Z) dove al centro si trova la luce bianca e tutte le altre varianti (saturazione del colore) per tonalità.
Di nuovo, la qualità dei filtri solari, delle lenti correttive filtranti per il sole (anche quelle fotocromatiche) dipende dall'affidabilità dei materiali e dei trattamenti, oltre che dalle peculiarità specifiche rapportate alle esigenze individuali (sport, lavoro, guida, hobby ecc). Ved. sch. occhiale part.3.
La patologia dei colori conosciuto come "daltonismo" viene definita discromatopsia e si caratterizza dall'impossibilità dei coni di riconoscere quell'onda luminosa che genera la sensibilità ad un determinato colore. Quindi, non è solo l'inversione del rosso e del verde, o un'alterazione. Si tratta di un problema di complicanza genetica che non presenta soluzione concreta in termini di filtrazione. Anzi, nei casi più complessi nelle sotto classificazioni della patologia di discromatopsia certuni vedono solo l'onda rossa (protanopia), altri solo quella blu (cianopia). Altri non riconoscono i colori e vedono in bianco e nero. Un'esposizione prolungata e senza protezione ai raggi UVB/UVC può danneggiare irrimedialmente i fotoricettori. Ad esempio nei centri abbronzzanti, dall'estetista, dal dentista. Perciò è d'obbligo proteggere gli occhi con mascherine colorate di solito gialle, arancione o rosse a secondo della sequenza di UV adottata. Anche le lampade a flash delle discoteche o locali da ballo possono causare fotofobie. Alcune professioni abbisognano maschere nere a totale assorbimento (saldatori).
Per finire, alcune patologie sistemiche come il diabete, il colesterolo, la pressione arteriosa o altre peculiari dell'occhio (degenerazione maculare, glaucona, keratocono, cataratta ecc) causano un alterazione della capacità visiva compreso la percezione cromatica. Perciò è necessario rivolgersi sia all'optometrista che all'oculista in tali casi, perchè dal loro sinergico consulto si possono trovare le soluzioni cliniche e correttive migliori.

Come riusciamo a precepire una tonalità dalla tinta diversa? Il "segreto" risulta nelle cellule neurologiche della retina, anzi della fovea maculare, la parte centrale della macula quindi anche la più sensibile. Lì troviamo i coni di tre tipologie, sensibili ai colori definiti "fondamentali" blu, verde, rosso (anzi recenti ricerche ne avrebbero individuato una quarta tipologia). L'occhio umano ha la migliore percezione in correspondenza di una sequenza di luce verde. Cosa significa?
La luce visibile (spettro luminoso o luce bianca) è una minima sequenza delle onde elettromagnetiche che vanno dalle onde radio ai raggi gamma. L'unità di misura dell'onda luminosa è il nanometro. L'occhio umano percepisce onde che vanno circa dai 780 nm (infrarosso) ai 340 nm (ultravioletti). Più corta è l'onda più densa di energia sarà (perciò gli UV sono pericolosi se percepiti senza protezione perchè possono ustionare, provocare fotofobie, ossidare i tessuti precocemente originando patologie come la cataratta, arrecare danni alla macula retinica, causare cecità transitorie ecc). Per sapere come difendersi adeguatamente rimando alla scheda dedicata a "come si realizza l'occhiale" (specialmente la parte 3).
Per un ametrope il compito di precezione cromatica è alterato in quanto il piano reale di messa a fuoco non cade sullo schermo naturale dell'occhio (la macula retinica) ma prima (miopia), o dopo (ipermetropia); o, ancora, "a cavallo", cioè una parte dell'immagine cade a fuoco e l'altro no (astigmatismo semplice), tutti e due i piani componenti l'immagine cadono prima o dopo la retina ma distanziati tra di loro, o per finire, nei casi più delicati, una parte dell'immagine cade prima del piano retinico e l'altra dietro. Da queste varie situazioni la realtà visiva è alterata. Specialmente i colori. Ecco perchè nei bambini specialmente, ma anche negli adulti, queste alterazioni generano adattamenti comportamentali che condizionano l'attenzione, la postura e l'umore.
Tener conto di questa variabile è determinante quando si sceglie una colorazione per lenti correttive o da sole. In pratica, saremo più sensibili ad una tonalità di colore rispetto ad un altra. Infatti, l'onda di maggior sensibilità sarà spostata più verso l'infrarosso o verso l'ultravioletto. Quindi la parte dello spettro visibile che sarà più lontana dal "picco" di sensibilità cromatica del mio occhio provocherà disagio visivo, al contrario quella più vicina benessere. Compito dello specialista consigliare avvedutamente l'utente (a prescindere se emmetrope o ametrope). Giacchè se ciascuno di noi ha un colore preferito, questo di solito corrisponde all'onda luminosa che rileviamo come meno fastidiosa e più gradevole. Ecco perchè la percezione è molto soggettiva e di solito se ne stabilisce la caratteristica su un diagramma tri assiale (X,Y,Z) dove al centro si trova la luce bianca e tutte le altre varianti (saturazione del colore) per tonalità.
Di nuovo, la qualità dei filtri solari, delle lenti correttive filtranti per il sole (anche quelle fotocromatiche) dipende dall'affidabilità dei materiali e dei trattamenti, oltre che dalle peculiarità specifiche rapportate alle esigenze individuali (sport, lavoro, guida, hobby ecc). Ved. sch. occhiale part.3.
La patologia dei colori conosciuto come "daltonismo" viene definita discromatopsia e si caratterizza dall'impossibilità dei coni di riconoscere quell'onda luminosa che genera la sensibilità ad un determinato colore. Quindi, non è solo l'inversione del rosso e del verde, o un'alterazione. Si tratta di un problema di complicanza genetica che non presenta soluzione concreta in termini di filtrazione. Anzi, nei casi più complessi nelle sotto classificazioni della patologia di discromatopsia certuni vedono solo l'onda rossa (protanopia), altri solo quella blu (cianopia). Altri non riconoscono i colori e vedono in bianco e nero. Un'esposizione prolungata e senza protezione ai raggi UVB/UVC può danneggiare irrimedialmente i fotoricettori. Ad esempio nei centri abbronzzanti, dall'estetista, dal dentista. Perciò è d'obbligo proteggere gli occhi con mascherine colorate di solito gialle, arancione o rosse a secondo della sequenza di UV adottata. Anche le lampade a flash delle discoteche o locali da ballo possono causare fotofobie. Alcune professioni abbisognano maschere nere a totale assorbimento (saldatori).
Per finire, alcune patologie sistemiche come il diabete, il colesterolo, la pressione arteriosa o altre peculiari dell'occhio (degenerazione maculare, glaucona, keratocono, cataratta ecc) causano un alterazione della capacità visiva compreso la percezione cromatica. Perciò è necessario rivolgersi sia all'optometrista che all'oculista in tali casi, perchè dal loro sinergico consulto si possono trovare le soluzioni cliniche e correttive migliori.
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