La visione tridimensionale

Come si fa a ricostruire un'immagine tridimensionale? L'occhio forma un'immagine capovolta sulla retina perchè i raggi che entrano attraverso il forame pupillare sono deviati dalla cornea prima, dal cristallino poi (rifrazione) nel senso opposto alla loro provenienza (vergenza).
Il tessuto retinico è di tipo neurologico con una periferia tappezzata di cellule sensibili solo al buio (bastoncelli) e quelle concentrate solo nel centro maculare (fovea) di coni, sensibili alla luce diurna ed ai colori (ved. scheda sulla percezione cromatica).I prolungamenti assionali delle varie cellule che compongono i circa dieci strati retinici si riuniscono poi in un unico "cavo", il nervo ottico, formando una testina di forma leggermente ovale (il disco ottico). Le fibre assionali s'intersecano poi nel chiasma ottico per suddiverdersi in fibre attraverso "stazioni intermediarie", i corpi genicolati, per finire nella corteccia visiva primaria (corteccia 14), posta nella parte del lobo occipitale. Lì vengono "decodificati" i messaggi elettrici risultanti e restituiti in informazioni "decifrabili", quindi in immagini tridimensionali. (Alcuni disturbi elettrici generati da problemi di cervicale infiammata possono alterare la visione perchè interferiscono nel processo di elaborazione dei segnali trasmessi).
Da lì vengono poi "impartiti" gli ordini che sono eseguiti nel lobo frontale, dove, in particolare, si trovano i famosi neuroni riflessi (mediante i quali impariamo a sviluppare alcune abilità), e che condizionano le reazioni muscolari di orientamento dello sguardo (sincronia visiva).
Quando vi sono problemi di sincronia visiva significa che le azioni muscolari che orientano lo sguardo non riescono a mantenere l'immagine a fuoco sulla retina (foria), ma secondo un asse deviato. Ciò dipende da complicanze legate a funzionalità visive compromesse spesso come conseguenza di un difetto di vista (ametropia) non corretto, che magari interessa un solo occhio generando una situazione definita come "ambliopia" se la capacità visiva residua è assai diversa tra un occhio e l'altro. Si parla anche di "occhio pigro" .
 In certi casi sono necessarie diottrie prismatiche, cioè una correzione degli assi di orientamento posti nella lente dell'occhiale nel senso opposto alla deviazione riscontrata, per riportare un'immagine corretta. Se la sincronia visiva è corretta si parla di ortoforia, diversamente di exoforia o esoforia, nei casi più semplici. La centratura corretta dell'occhiale è determinante perchè una lente correttiva mal posizionata causa uno sforzo muscolare indotto supplementare per mantenere l'immagine in asse visivo. Infatti, una lente correttiva decentrata agisce da prisma deviando gli assi visivi e provocando una distorsione fastidiosa per il portatore.  Nei bambini la capacità di miglioramento, legata alla crescita, si dovrà gestire con una protocollo di rieducazione visiva mediante occlusione, controlli assidui, modifiche della rifrazione prescritta (correzzione visiva). L'emicrania è spesso la conseguenza di uno sforzo visivo eccessivo che serve di preallarme per sottoporsi ad un esame visivo completo. La plasticità cerebrale in età adulta diventa meno elastica e spesso ci si abitua ad un compromesso visivo che velocizza l'insorgenza di complicazioni apportando limitazioni nella capacità visiva. L'equilibrio visivo che si stabilisce in visione binoculare tridimensionale viene chiamato stereopsi ed è sempre il frutto di una buona capacità di associazione tra la messa a fuoco, la trasmissione delle informazioni visive al cervello e la risposta soggettiva. Questo meccanismo si autoregola come "autofocus" secondo la vicinanza dell'oggetto considerato (accomodazione) e la risposta muscolare indotta (convergenza o divergenza).
Questo equilibrio dipende sempre dalla dominanza oculare. Si tratta di una naturale preferenza al livello cerebrale per l'immagine proveniente da un occhio rispetto all'altro. Predisposizione congenita non modificabile ma che può risultare compromessa in certi casi come l'ambliopia o la cataratta, o in conseguenza di traumi o eventi devastanti (neurite, embolia, paresi ecc). In questi casi la visione diventa quasi monoculare e la trimendimensionalità viene compromessa. Si potrà avvertire una visione doppia (diplopia).
La visione tridimensionale quindi dipende dalla decifrazione dei segnali visivi prodotti dalla messa a fuoco e dalla capacità di ricostruirli in immagine diritta, dalle dimensioni note, tenendo conto delle condizioni di luce (contrasto luminoso). Da ciò dipende ovviamente come valutiamo le distanze e con quanta sveltezza operiamo.
Ho  riscontrato a volte l'errata convinzione nei genitori che i propri figli debbano portare gli occhiali fino a quando non diventino adolescenti e poi "li toglieranno". Ciò implica di assecondare scelte deleterie di cui solo i figli  porteranno le conseguenze vivendo male l'utilizzo dell'occhiale, rifiutandolo persino, e quindi generando ulteriori problemi futuri. Inoltre, la valutazione dell'importanza dell'occhiale viene banalizzata perchè si pensa solo "all'estetica", al dover "occultare" il suo bisogno come se fosse un impiccio, un segno di menomazione addirittura! Questo comportamento affligge persino il mondo aduto, spesso con l'insorgenza della presbiopia.

 Il vero problema è l'incosapevolezza delle reali necessità visive. Spero con questo blog di apportare concretezze diverse!


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