LE LENTI A CONTATTO: Parte 1. Come funzionano?

Le prime lenti a contatto vennero eleborate a fine '800, erano in vetro ad apoggio sclerale. Lo sviluppo si ha dagli anni '20 del '900 con l'avvento del Polimetilmetracilato (PMMA) che ha consentito di elaborare le prime lenti rigide. Dagli anni '70 in poi, le lenti cosiddette morbide hanno preso il sopravvento. Ma la vera rivoluzione avviene intorno dagli anni '90 in poi con una segmentazione e la disposizione di materiali sempre più morbidi, sottili, idrofili adatti a tutte le ametropie ed esigenze cliniche in generale.
La lente a contatto è una protesi visiva che si applica tenendo conto della fisiologia oculare e dell'interazione con la lacrimazione. Una lentina dev'essere corneo conforme, cioè la curvatura principale deve seguire quella della parte trasparente dell'occhio umano, la cornea, sulla quale si adagia col rivestimento del lubrificante naturale fondamentale, la lacrima. La prima discriminante per un portatore consiste proprio nella stabilità della propria lacrimazione, che viene definito "film lacrimale" perchè la sua consistenza deve rimanere tale come strato di sottile rivestimento. Attraverso la lacrimazione avviene lo scambio gassoso con l'ossigeno, necessario al metabolismo della cornea. Non solo, la lacrima apporta anche nutrimenti indispensabili alla cornea. Da questo metabolismo avvengono residui che tendono a depositarsi sulla lentina indossata. Quindi un altro criterio fondamentale consiste nell'igiene.
Tenendo conto di questi cenni, si capisce che il polimero col quale vengono elaborate le lenti a contatto deve rispondere a notevoli criteri di affidabilità: trasmissibilità all'ossigeno (materiali idrofili o affini), confortevolezza (geometria di realizzo), resistenza ai depositi (legami chimici proteici), inalterabilità durante l'uso (stabilità del polimero, PH). La conoscenza di queste esigenze determina il successo del portatore nel conseguire un utilizzo ottimale.
La suddivisione in due famiglie principali si rapporta ai materiali ed alla loro consistenza, appunto rigidi o sem-rigidi e morbidi. La loro scelta avviene in funzione delle esigenze correttive ed in funzione della presenza di complicazioni cliniche. Tra queste vi sono quelle transitorie come allergie stagionali riccorenti, congiuntiviti, blefariti, calazi. Quelle morfologiche come il keratocono. O quelle indotte da traumi, cheratiti erpetiche, interventi plastici o altri. 
L'avvento di materiali a ricambio programmato breve, cosiddetti "usa e getta", semplificano il porto della lac ottimizzando alcuni aspetti chiave come la frequenza di sostituzione e la semplificazione dell'igiene. Tuttavia diventano problematici se l'utente ne fa abuso.
Risulta fondamentale rivolgersi al professionista contattologo per riscontrare un porto personalizzato e duraturo.

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