Risultati immagini per premontati da lettura
IL RELATIVISMO OTTICO ? CHE SVISTA !
La diffusa confusione circa la qualità, il costo ed il tipo di equipaggiamento visivo oggi prevalente anche nel settore ottico, necessita una chiarificazione che pone l'utenza al bivio "dell'accontentarsi" o del tutelarsi per bene. 
COSA SIGNIFICA ?
Le offerte a prezzi stracciati nascondono SEMPRE prodotti scadenti. Tra questi il primato va ai cosiddetti "premontati" o "occhiali da lettura", quelli che ti ritrovi dovunque. Scadenti si certo! Inoculano la convinzione, purtroppo sostenuta da non pochi professionisti della visione, compreso molti oculisti, che posso anteporre davanti ai miei occhi qualunque cosa, specialmente se serve "solo per leggere". Questa mentalità relavistica non c'entra PROPRIO NIENTE  in ottica applicata!
PERCHE'? COSA SIGNIFICA UNA CORREZIONE VISIVA CORRETTA?
1. la correzione visiva rispecchia il punto di messa a fuoco corretto (punto immagine) relativamente alla distanza di percezione infinita (punto remoto) o vicina (punto prossimo).
2. la correzione visiva deve considerare l'equilibrio visivo della visione ortoforica (simmetrica) responsabile dell'equilibrio tridimensionale (stereopsi).
3. la correzione visiva tiene conto delle eventuali differenze diottriche (gradazioni diverse) tra un occhio e l'altro e ripristina un bilanciamento visivo coerente con le esigenze soggettive, maggiormente quando si tratta della visione prossimale (da vicino), in quanto aumenta lo sforzo accomodativo di applicazione, specialmente con il continuo utilizzo di strumenti digitali.
4. la lente correttiva deve considerare l'asse visivo soggettivo, quindi la posizione del fuoco (centro ottico) davanti all'occhio, dello scartamento tra gli occhi (distanza interpupillare o centratura), dell' altezza del centro rispetto alla posizione dell'asse visivo, quindi della posizione effettiva dell'occhiale indossato dall'utente.
Queste semplici osservazioni, che sono la radice di qualunque strumento ottico visivo, danno l'idea della problematica e degli effetti secondari indotti da strumenti "da scarto" come i cosiddetti "approntati". INFATTI GLI OCCHI SI DEVONO ADATTARE A:
a. una omogeneità forzata nei valori di correzione, cioè la gradazione si considera necessariamente uguale tra i due occhi. Ciò provoca una penalizzazione a carico dell'occhio più debole ed uno squilibrio nella visione stereoscopica, con complicazioni nelle abitudini visive e posturali, che possono giungere fino ad un affaticamento cronico che compromette l'intero processo visivo. Anzi, specificamente all'uso a distanza prossimale (da vicino) si considera solo l'effetto d'ingrandimento indotto (cioè la scrittura viene ingigantita) senza capire che ciò rappresenta una distorsione e non un giusto equilibrio visivo alla distanza e con la gradazione corrispondente (mi abituo a vedere male ad una distanza inappropriata alla mie esigenze).
b. una omogeneità forzata nel posizionamento degli assi visivi, cioè si stabilisce una distanza di scartamento casuale tra i fuochi della lente rapportata ad una media aritmetica che significa "va bene per tutti". Non si dice però che una lente correttiva posizionata male sia come centratura che come altezza provoca effetti prismatici, ossia distorsioni degli assi visivi, quindi del punto di messa a fuoco reale. Cioè aumenta lo sforzo muscolare, il senso di affaticamento e condiziona la nostra capacità di adattamento (accomodazione), potendo persino provocare sbandamenti 
c. una omogeneità forzata nella specificità di utilizzo, cioè il "va bene per tutti" comporta di adoperare uno strumento improvvisato pensato per una standardizzazione generica. In pratica, dovremmo identificarci tutti con i medesimi criteri senza considerare effettivamente a che tipo di utilizzo l'occhiale correttivo è effettivamente predisposto.
Le lenti correttive montate sono sempre abberrate (visione disturbata e distorta) perchè prive di qualunque trattamento specifico al tipo di illuminazione, attività lavorativa, esigenze personali generiche etc. Senza considerare la fragilità dei materiali che asseconda una cattiva abitudine nel maltrattare l'occhiale con l'illusione del facile ricambio a basso costo, che in realtà ci costa "una cifra" in tutti i sensi!
Oggi l'occhiale vale sempre più una medicina per il benessere visivo che non comporta certamente di svalutarlo sia come utilizzo che come qualità dei materiali utilizzati, senza che ciò significhi obbligatoriamente di dover affronta una spesa esosa. E' solo un pretesto il criterio di spesa indotto proprio dalla relativizzazione dell'occhiale, specialemente quello da lettura. 
Qualunque persona di buon senso convergerà su queste mie affermazioni! 

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