50... ma non li dimostra !

 Giungere al traguardo dei 50 anni di attività merita una riflessione, uno sguardo all'indietro, "flash-back". Senza retorica, ne nostalgie si tratta di una prospettiva nuova: un vero "ritorno al futuro" -Back to the future-
Quando ti trovi a varcare la new-frontier del west "ottico", ecco come Enzo Converso, dopo tanti anni di gavetta, l'aver tirato la cinghia fino al compimento del diploma abilitante, per di più nella cornice prestigiosa dell'Università Ottica e Fisica di Firenze (Arcetri)  si sente mettere le ali...
Osar in terra pioniera della penisola sorrentina, là dove pochi napoletani doc si sono arrischiati, diventa un instradamento rischioso... ma vincente. Con quali armi? professionalità, dedizione, prossimità ... ed  etica. 
Già, la figura dell'ottico diventa sempre più complessa e fuoriesce dallo stereotipo dell'artigiano, del "bottegaio" per trasformarsi in imprenditore a tutto tondo, anzi consulente plurisfaccettato che non preconizza solo il realizzo di occhiali su misura, ma richiede ottima preparazione in campo refrattivo con attrezzature tecnologiche confacenti e si allarga alla competenza para-medicale molto spefica delle applicazioni di lenti a contatto sino a contemplare l'aspetto emozionale ed estetico personalizzato. Questi criteri vanno riforzandosi e subiscono una velocizzazione così vorticosa dagli anni '90 in poi che, sulla scorta dei progressi tecnologici dovuti a massicci investimenti nella ricerca tecnologica e medica, trasfigurano il ruolo di competenza dell'ottico-optometrista. 
Infatti, l'introduzione dei mezzi di comunicazione digitale semplificano, consentono una fruizione immediata dei dati ma celano un rischio... la banalizzazione ed il conformismo ad oltranza; cioè un  depauperamento dei valori fondanti della persona e, paradossalmente, degli stessi criteri di professionalizzazione e competenza. Laddove l'umano viene sostituito dallo strumento tecnologico come "mezzo" preferendo il profitto ed il tornaconto economico, porta all'inaridimento della comunicazione e sfocia nel deserto relazionale. Con l'effetto di agglomerare tutto in una visione panteistica globale dove ciascun elemento rivaleggia al ribasso senza essere propositivo ne accorgersi di volgere all'enevitabile estinsione. 
Ma allora come si arriva a 50 anni di attività in un tale quadro mutevole? Raccogliendo il guanto della sfida dell'umano e vestendosi di identità vera e non taroccata. Il succo di saper ritornare al futuro, significa confermarsi e consolidare nel tempo la figura professionale che stabilisce un rapporto familiare sulla figura del professionista stesso, a sua volta trasferita nel tempo a tutti i propri collaboratori. Infatti, rassicura per la sua competenza, ma soprattutto perchè conosce la persona che a lui si affida e mette nelle sue mani non soltanto le sue esigenze visive, bensì il "pacchetto" umano che non c'entra solo con l'illusione di una "emozione di marketing" o  "il sensazionalismo soggettivo" cangiante e capriccioso indotto dalle correnti modaiole. 
Questa idendità che poi viene trasferita e preservata, è la vera rivoluzione controcorrente in un mondo che non ha più valori concreti e teorizza, allienando le menti, tutto in funzione di un criterio efficentistico. Se poi si associa doverosamente ad un'attenzione alle innovazioni sinergiche positive e sa trasferirle nel proprio bagaglio, rinforza la personalizzazione del servizio e l'esclusività che individua ogni singola persona entrata a far parte di questa "famiglia ottica".
Significa, in ultima analisi, ringraziare con slancio di affetto sincero proprio tutti coloro che capiscono, integrano e desiderano continuare a consolidare apprezzandolo il rapporto idenditario condiviso.
 

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